Oni e spiriti della foresta, storie di paura, identità e appartenenza.

È uscita da pochi giorni Oni. La leggenda del dio del tuono, la splendida serie Netflix realizzata con un mix di stop-motion e animazione computerizzata dallo studio di animazione Tonko House. Ideata e diretta dall’ex Pixar “Dice” Tsutsumi, ne è autrice Mari Okada (Anohana, Toradora). Nonostante l’aspettassi con trepidazione, ho atteso qualche giorno prima di vederla perché volevo avere il tempo di gustarmi tutti e 4 gli espisodi che hanno una durata di circa 45 minuti l’uno. La mini-serie è ispirata al folclore giapponese ed è ambientata sul monte Kamigami dove vivono i kami.
I kami, racconta la protagonista Onari, sono i grandi spiriti del mondo naturale ed è infatti questa la definizione di queste entità nella religione shintoista.

Sul monte abitano delle famiglie o clan di kami e impariamo subito a conoscere i compagni di classe di Onari. Prima di tutto c’è Kappa, che mi sta particolarmente a cuore perché è anche il protagonista di Il kappa della pioggia di Saori Murakami pubblicato quest’anno da kira kira edizioni. Nella serie è deliziosamente buffo e quando si inchina si svuota la pozza che ha sulla testa si svuota e lui sviene. La sua amica del cuore Onari sarà sempre pronta a riempirla per farlo rinvenire. Ovviamente per pranzo nel suo ō-bento ci sono dei freschissimi cetrioli!

Poi c’è Anna-Brella che è un tipo di tsukumogami (kami degli oggetti) del tipo Kasa-Obake o semplicemente Karakara. Si tratta di spiriti di oggetti che al raggiungimento del secolo si animano prendendo le sembianze di un ombrello.
Tengu sensei è appunto un tengu, mezzo uomo e mezzo uccello e la figlia Amaterra una versione più antica di questo kami che posside il becco invece del lungo naso. Tanukinta è un tanuki e appartiene alla cateogoria dei mutaforma o bakemono. In classe anche Taka-neko (un gattino con in testa un polpo) Daruma, e persino delle verdure come radici e carote e qui subito ci viene in mente lo Spirito del ravanello nella La città incantata dello Studio Ghibli.
Infine la Preside, di cui sentiamo solo la voce, probabilmente è lo spirito della montagna. Lei sa tutto, fin dall’inizio ed è saggia e sapiente. Chi è appassionato di creature giapponesi noterà che molti questi kami appartengono anche alla categoria degli Yokai, spiriti che nella maggioranza dei casi sono cattivi. Non mi addentro nella materia, molto complessa, ma questo particolare vi tornerà in mente alla fine della lettura.

I bambini sono impegnati in un allenamento per sviluppare il loro kushi, una connessione speciale con il mondo naturale, un potere che si eredita dai genitori. Lo fanno in vista della notte in cui nel cielo apparirà La luna rossa e demoniaca e il villaggio sarà attaccato dagli oni, gli spiriti della distruzione. Qui viene la parte interessante.
Gli oni sono anch’essi creature mitologiche del folclore giapponese, li possiamo paragonare agli orchi dell’immaginario occidentale. Nelle leggende più antiche gli oni erano creature in grado di tenere alla larga gli spiriti malevoli. Il buddismo li ha poi trasformati in figure maligne. L’immagine che ne hanno i giapponesi viene dalle raffigurazioni degli artisti a partire dal X secolo: erano seminudi, indossavano solo un perizoma o una veste tigrata. Esseri enormi, avevano uno o più corni e potevano essere neri, gialli, rossi o blu. In Giappone a primavera c’è la festa di Setsubun dove si tirano fagioli di soia cotti a qualcuno mascherano da oni, gridando: – Oni wa soto! Fuku wa uchi! – che significa – Oni fuori! Fortuna dentro! –
Per il resto, nel Giappone moderno gli oni sono protagonisti di storie e filastrocche per bambini e sono anche molto popolari anche in anime a manga. Vi ricordate Lamù con la sua veste tigrata e le piccole corna?

La serie dello Studio Tonko House mescola tutti questi elementi e all’inizio siamo un po’ confusi. Naridon, il padre di Onari, sembra un tipico oni, è rosso, ha la veste tigrata e le corna. Le stesse corna le possiede la sua bambina, che però è un po’ diversa e non riesce a sviluppare il suo kushi, né a sapere dal padre (che non parla, ma pronuncia solo dei buffi ma espressivi versi) qual è il suo potere. Inoltre si scoprirà che Naridon è il dio del tuono, come avevamo sospettato dalle sue sembianze.

Se non avete ancora visto la serie fermatevi qui, perché proseguendo ci sono diversi spoiler.
Da questo punto in poi, infatti, tutte le domande avranno risposta. Scopriremo cosa c’è al di là del misterioso ponte avvolto nella nebbia, perché Naridon attrae i Morinoko (spiriti che fluttuano nella foresta) e perché li traghetta nel paese degli Oni, che cosa c’è in questo paese e soprattutto qual è il segreto di Onari.

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La serie qui rivela il suo senso e significato.

Prima di tutto quello di essere una favola ecologica. Attraversando il ponte Onari, scopre che il villaggio degli oni non è altro che una città di umani e che anche lei è umana. È stata salvata da Naridon quando era ancora neonata, in una notte di tempesta, tuoni e fulmini che lui e il fratello Putaro avevano scatenato causando l’incidente che avrebbe ucciso i genitori della piccola. Le sue corna sono solo un pezzetto di corna di Naridon.
Gli oni non stanno per attaccare i kami. Sono umani che stanno distruggendo la foresta per fare spazio ad un centro commerciale. Stanno quindi per distruggere l’equilibrio ambientale e l’ecosistema che di fatto porterà alla distruzione del mondo dei kami.
Nella foresta appare alcune volte un pauroso oni fatto di nebbia e con gli occhi luminosi. Sembra Ushi-oni, creatura con corpo di bue e zampe di ragno. Si scoprirà essere solo un camioncino con i fari accesi.

Onari viene scacciata dalla montagna, è un oni, è pericolosa, è diversa.
Rileggendo le varie definizioni di oni ne ho trovata una che calza perfettamente: persone emarginate o straniere. Ed è proprio così che si sente la bambina. Nella serie c’è anche un bambino di colore, che si definisce gaijin (la parola che in Giappone si usa per definire i non giapponesi) e che racconta di aver percepito questa non appartenenza quando si è trasferito in Giappone. Le percezioni, i punti di vista, determinano la realtà e mentre la storia prosegue ci accorgiamo che una strana nebbia nera avvolge avvolge dal basso i kami arrabbiati e spaventati.
In una delle scene finali gli abitanti del monte Kamigami scopriranno che gli oni non solo sono divinità al pari dei kami, ma sono la parte maligna dei kami : oni, dice il maestro della scuola, sono tutti quelli che si fanno strascinare la paura.

La serie è anche un’ode all’affermazione della propria identità e appartenenza ad un luogo aldilà delle proprie origini. Omori che era stata scacciata e sentiva di non avere più una casa e una famiglia, alla fine grida a Naridon: “non sono un kami, non sono un umano, non sono un oni, sono tua figlia! “. Figlia di Naridon che l’ha cresciuta, amata e che sarà il suo esempio. Come lui e come il sole, Onari sceglierà di diventare una persona gentile, calda e che ha cura di tutti gli spiriti. E troverà finalmente il suo kushi.

Non vi ricorda Mei sulla pancia di Totoro?

Guardando i quattro episodi ritroverete questi elementi e tanti altri che non ho citato. Potere visitare il sito, la pagina Instagram e quella Youtube dello Studio Tonko House, per scoprire di più attraverso video e approfondimenti.

Qui si racconta l’aspetto calligrafico del titolo.

Per approfondire ulteriormente il tema kami, spiriti, oni e yokai vi consiglio ovviamente i libri di Shigeru Mizuki, Enciclopedia dei mostri giapponesi ed Enciclopedia degli spiriti giapponesi, editi da KappaLab. I vari volumi dedicati al tema dell’editore Nuinui.

Considerate sempre che si tratta di mitologia, che gli aspetti più cruenti o strani, che scoprirete leggendo o anche solo guardando le stampe antiche, appartengono alla tradizione, al passato. Servivano a raccontare, a spiegare l’impossibile e quello che non si comprendeva. Kami, yokai e oni fanno ormai parte di un’immaginario riservato alle favole e ai bambini, oltre a essere protagonisti di pubblicità e advertising. Le sirene, se ci pensate, nella versione mitologica non erano certo come la Sirenetta!

E anche il nostro Kappa della pioggia, è solo un baby sitter… super speciale!

* i fotogrammi tratti dalla serie sono proprietà di Netflix e degli autori.

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