Il respiro della natura, il respiro dell’arte

In un freddo pomeriggio di inizio dicembre, partiamo per andare in una città che, seppur vicina, non avevamo mai visitato. Ci andiamo, io e la famiglia che mi segue con amore, per incontrare il respiro della natura attraverso il lavoro di quattro artisti giapponesi.

Il respiro ha in sé una voce. Una voce sommessa, delicata. Una voce impercettibile.
Il respiro è energia.
Il respiro è vita, ritmo, che non si spegne mai, neppure con la morte.
C’è respiro in tutta la natura, sia essa umana, animale o vegetale.
C’è respiro in tutta la natura, sia essa animata, tangibile o intangibile, vicina o lontana.

Con queste parole, della gallerista Flavia Rossi, introduce nel piccolo catalogo che mi è stato regalato alla Galleria San Francesco di Reggio nell’Emilia, la mostra “Quattro Respiri” inaugurata ieri e che sarà visibile fino al 30 dicembre 2017.

Una mostra collettiva di Makiko Asada, Maki Hasegawa, Fumio Sasaki e yukoh Tsukamoto, che hanno scelto Milano come patria della loro attività artistica.
Questo percorso artistico/lavorativo l’ ho già incontrato in altri artisti che dal lontano Giappone sono approdati alle nostre Accademie di Belle Arti, da Bologna a Brera passando per Carrara. Un percorso accompagnato da una fascinazione speciale che è tipica dell’occhio di un’altra cultura. Uno sguardo senza veli o sovrastrutture, uno sguardo appassionato che coglie la bellezza di quanto alle volte a noi sembra scontato. Lo capisco perché per me è lo stesso nel viaggio a ritroso fra il mio paese e il loro.

Leggo notizie sulla mostra e scopro che è stata pensata in collegamento a quella dedicata a Wassily Kandinsky che la città emiliana ospita alla Fondazione Magnani. Il pittore franco-russo scriveva che “In ogni quadro è misteriosamente racchiusa una intera vita, una vita piena di dolore e di dubbi, di ore d’entusiasmo e di luce “.
Ed è proprio questo lo spirito della mostra, trasmettere a chi vede le opere un’emozione, un’idea, un racconto. E lo si fa attraverso un respiro condiviso fra artista e spettatore, un respiro colto nella natura, sia essa bosco, cielo, terra o animali. Il respiro della natura qui è strettamente legato ad una visione spirituale del rapporto fra uomo e ciò che lo circonda. Dove spirito e presenza divina sono intorno a noi, ci parlano, ci accompagnano ogni giorno.
Attraverso il respiro nell’arte, questo dialogo viene trasmesso al fruitore dell’opera in quattro maniere diverse e personali.
Interessante anche il motivo che spinge questa piccola Galleria ad accogliere artisti giapponesi, un omaggio al pittore Antonio Fontanesi, maestro di disegno e di pittura ad olio a Tokyo nel lontano 1876 di cui questi artisti sono ideali pronipoti.

Erano presenti all’inaugurazione tre artiste che hanno raccontato al pubblico le loro opere come vere e proprie guide alla scoperta della mostra. Un intervento molto utile, perché ha fornito un approfondimento sulla poetica delle opere che ha completato la fruizione emotiva accompagnandola di significati più profondi.

L’artista Fumio Sasaki non era purtroppo presente. Nato a Sapporto nel 1979, specializzato in scultura con una laurea all’Università delle belle arti e Musica di Tokyo,  vive e lavora a Milano dal 2011. Le sue sculture sono in bronzo, terracotta, gesso e il suo pensiero artistico nasce dalle memorie della sua infanzia. Qui in mostra abbiamo visto Sky, una scultura in gesso. Un vero peccato non aver avuto l’artista presente per raccontarci i particolari del respiro che ha presentato.

Makiko Hasada


Makiko Asada nasce a Tokyo nel 1970 e si laurea in scultura presso l’Università d’Arte Musashino nel 1996. L’anno successivo si trasferisce a Milano e negli anni 1997-1999 frequenta il corso di scultura con Hidetoshi Nagasawa presso la Nuova Accademia. Nel 2005 si diploma al corso di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Nella lista delle sue mostre vedo ritornare spesso un rimando a Stromboli, la cui riproduzione in terracotta è una delle sue opere esposte. A Stromboli l’artista è stata in viaggio di nozze ed è rimasta colpita dal silenzio del vulcano, interrotto a tratti dal suo potente “respiro”.
Il suo vulcano respirava veramente attraverso alcuni fori e un incenso posto sotto la scultura. Effetto scenico che i bambini presenti hanno molto apprezzato.

Makiko ha presentato anche alcune tempere su carta dai colori forti, che rappresentano bene il suo modo di esprime il rapporto fra se stessa, i suoi ricordi, la natura e l’arte, opere legate strettamente al territorio anche nell’uso di materiali a partire dalla carta, rigorosamente Fabriano.

yukoh Tstukamoto


Yuko Tsukamoto nasce ad Osaka, si laurea a Tokyo presso l’Università di Belle Arti di Musashino in pittura a olio sotto la guida del Maestro Tadamasa Murai e si specializza in litografia con il Maestro Akikazu Shimizu.
A Osaka insegna arti plastiche in diverse scuole materne; litografia presso il Centro di Cultura Giapponese e litografia presso l’Università di Kinki Osaka; e nel 1999 fonda la scuola di litografia “Atelier 410 lito”. A Milano dal 2003 frequenta l’atelier (Stamperia d’arte ed Editore) di Giorgio Upiglio e nel 2011 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.


Con il nome d’arte di yukoh Tsukamoto durante la sua lunga carriera partecipa a numerose mostre collettive e personali.
La divinità, la spiritualità, la compenetrazione perfetta fra il suo sentire come persona e artista e la perfezione della natura, sono al centro della sua opera. yukoh, segue una spiritualità scintoista che coglie il divino in ogni aspetto della natura: “percepisco altro oltre alla fisicità delle cose e ne rimango affascinata; credo che le piante, gli uccelli e gli insetti siano stati invitati sulla terra dall’universo già spiritualmente perfetti tanto da avere un ruolo importante nello sviluppo spirituale dell’umanità.”.


In mostra, oltre ad alcune sculture, ha proposto delle fotografie lavorate poi con la pittura. L’ombra degli alberi essendo immateriale è per lei la strata per arrivare a questo mondo trascendentale; completano il lavoro seta trasparente e cera d’api che hanno il potenziale di dare respiro spirituale alle opere, derivando dai bachi e dalle api, esseri già creati spiritualmente perfetti.
E proprio con la perfezione della api, passiamo all’ultima artista in mostra, la mia favorita.

Maki Hasegawa

Maki Hasegawa  è nata a Osaka e vive e lavora a Milano dal 1999, dopo essersi trasferita in Italia per studiare arte presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera. La sua esperienza artistica si basa sul disegno e la pittura che rappresentano il magico e dell’ordinario allo stesso tempo, oggetti, elementi naturali, paesaggi, animali raccontanti con il pennello intinto in acquarello, la sua tecnica prediletta. Maki è attenta al particolare, che cerca nel piccolo e nella distanza.
Ha anche un suo brand Abstractacles, oggetti realizzati con le sue illustrazioni dalle stampe alla carta da lettere fino ai bellissimi tessuti. Potete trovarli nel suo shop o nel meraviglioso negozio Confezioni Paradiso in Strada Maggiore a Bologna.


La seguo da tempo su Instagram e ho visto nascere piano piano, particolare dopo particolare, le opere in mostra. Dodici esagoni, dodici piccoli alveoli di una storia che dalla quotidianità ci porta nella fantasia. Una storia senza parole che racconta attraverso le bellissime figure, degne della migliore tradizione dell’albo illustrato, di una bambina senza una mamma, di una lente di ingrandimento alla ricerca di indizi e di particolari, di un viaggio che la porta fuori di casa seguendo un’ape fin dentro al fiore e poi ancora avanti per giungere alla sua casa.  E nell’alveare, nella sua perfezione naturale come luogo che crea la vita senza sosta, come un grande e perfetto grembo materno, la bambina ritroverà la sua mamma perduta.

Maki mi ha raccontato di come volesse sottolineare la perfezione di questo meccanismo naturale e l’importanza delle api che oltre a creare prodotti così importante per l’alimentazione e la salute umana, compiono un viaggio di fiore in fiore che attraverso l’impollinazione contribuirà a creare frutti più belli e saporiti. L’apicoltura  è necessaria all’agricoltura e senza le api e i bombi i prati perderebbero nel giro di qualche decennio tutti i loro meravigliosi colori. Le api sono anche indicatore biologico della qualità dell’ambiente.


Il respiro della natura Maki ce lo racconta attraverso la minuziosa osservazione degli animali anche in Corazza, un libro illustrato che si apre a leporello verticale e che va a comporre un’unica grande illustrazione per narrare la storia di una lumaca che dalla foglia viaggerà sempre più in alto, lungo il tronco dell’albero, incontrerà diversi animali per poi arrivare nelle mani di un bambino e raccontare tutta la sua storia.

Uno sguardo sulla natura che Maki ci ha mostrato traendo ispirazione da una sua esperienza personale, quando le capitò di trovare una lumaca e di crearle un ambiente per osservarla nel suo piccolo mondo. Uno sguardo minuzioso che parte dal minuscolo, da quel respiro della natura così flebile che chi non ha orecchie attente non riesce a percepire.


Ma anche le piccole cose della natura hanno la loro bellezza e utilità, come scriveva Daniello Bartoli (1608-1685) gesuita, storico e scrittore italiano, nel suo La ricreazione del Savio del 1660, un discorso con la natura e con Dio:
“…E non s’è egli mostrato sommamente ammirabile Iddio nel variare in cento e più diverse maniere il circolarsi e ravvolgersi d’una chiocciola in sé stessa? Puossi dir cosa più eguale, più determinata e più semplice, e pur nelle mani sue divenuta capevole di sì grand’arte?
Alcune si girano con volute, campate l’una fuori dell’altra appunto come se si attorcigliassero intorno a un fuso: e procedendo in lungo assottigliano e fino in punta digradano con ragione.
Altre, all’opposto, tutte in loro stesse ritornano; e dicami Archimede, che sì ingegnosamente ne scrisse: chi insegna loro a condurre una linea in ispira, sì perfettamente che in nulla non ismisuri? Dicammi gli architetti, che tanto penano a disegnar con regola le volute, e pur non mai altro che false, mentre, per più non sapere, le compongono d’alcuna parte di circolo, e circolo elle non sono, avvegnaché circolari: chi ne ha infusa la regola alle chiocciole, nate maestre in un’arte di cui essi ancor non si veggono buoni discepoli?

La mostra “4 Respiri” sarà visitabile alla Galleria San Francesco fino al 30 dicembre 2017.
Orari: tutti i pomeriggi 16.00/ 19.30, esclusi i Lunedì e Giovedì. Aperta nelle festività.

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